SOCIETA’ PAPA PAOLO DI SAVI ALBERTO & C. SAS

Pubblicato da: MARIA ELENA DE MICHELI

Comune: ALESSANDRIA
Provincia: ALESSANDRIA
Regione: PIEMONTE

Situazione di partenza:

La soc. Papa sas è stata una società commerciale di grande importanza per il territorio Alessandrino ed era considerata al terzo posto tra le imprese del settore in Piemonte. La Papa Sas era un colorificio che trattava tutte le tipologie di tinte, vernici e smalti a 360° aperto dal 1925. Una decina di anni fa, chiese un finanziamento relativo ad una legge a favore degli alluvionati che le venne concesso. Tale finanziamento chirografario ma garantito dal Mediocredito Centrale, prevedeva l’escussione della garanzia in caso di insolvenza a richiesta della banca. Per effetto della crisi, la Papa non potè più pagare le rate molto elevate. A questo punto la banca, invece di escutere la garanzia, segnalò alla Centrale Rischi l’insolvenza e fu l’inizio della fine. Tutte le banche (quattro) chiesero l’immediato rientro dagli affidamenti causando una gravissima crisi di liquidità all’azienda che, sommate ad altre cause di cui si chiarirà in seguito, condussero, in data 29/01/2018, al fallimento della medesima nonostante fosse in piena attività (fatturato medio annuo 1.700.000/2.000.000 in un momento di crisi ma la Papa, in tempi migliori, arrivò a fatturare anche 2,5/3,00 milioni) ed avesse già intrapreso un concordato stragiudiziale coi debitori. A seguito del fallimento, il titolare chiesero al curatore l’esercizio provvisorio che, comunque, avrebbe portato delle casse aziendali circa 1.000.000 di euro in contanti e 700.000 con rimesse dirette e riba. Inoltre la chiusura immediata (il giorno dopo al fallimento!) produsse i seguenti risultati: 1 – Perdita totale della clientela e dell’avviamento – 2 – Deterioramento di tutti gli impianti sia quelli tecnici che informatici (trattasi di attrezzature delicatissime che devono funzionare 24 ore su 24 e valutabili in €. 200.000 – 3 – Deterioramento degli automezzi parcheggiati nel cortile societario all’addiaccio e di cui fu impedito ogni tipo di utilizzo come pure gli impianti elettrici, di riscaldamento e di fornitura idrica che si stanno ammalorando provocando perdite di acqua dei magazzini di stoccaggio merci – 4 – Deterioramento delle merci in magazzino (valore circa 300.000,00) – Deterioramento di tutti i fabbricati (valore di perizia asseverata dicembre 2018 €. 11.000.000,00 circa) che, senza manutenzione, stanno cadendo a pezzi o quasi. 5 – Gravi danni arrecati ai clienti per mancata fornitura delle merci e interruzione dei loro lavori (Es. Alcune carrozzerie stavano verniciando le vetture ed erano in attesa degli smalti per il giorno dopo. Non ricevendoli, dovettero cercasi dalla sera alla mattina altri fornitori e riprendere le verniciature in toto in quanto, da uno smalto all’altro di produttori diversi, vi è sempre una velatura differente) Segue descrizione dettagliata dei fatti.

Cosa è successo:

RELAZIONE SUL FALLIMENTO PAPA PAOLO DI SAVI ALBERTO & C. SAS. Prima parte: la presentazione della Società. Papa Paolo sas. La soc. Papa Paolo Sas nasce come Colorificio Papa snc nel 1925 ad Alessandria dove opera con successo come drogheria e mesticheria (Termine prettamente toscano, che indica una bottega dove si vende l’occorrente per dipingere o verniciare, e piccoli utensili per la manutenzione della casa. E’ molto frequente, però, trovarci le cose più svariate, come prodotti di giardinaggio o prodotti tessili.) Man mano si sviluppava il fatturato, i titolari, famiglia Papa, espansero e modernizzarono la ditta per vendere tutto il materiale verniciante e accessorio per il car refinishing, creando rapporti molto proficui con i più importanti produttori del settore, uno per tutti, la mitica Max Meyer – Duco. Il primo gennaio del 1988, la società Papa snc venne acquistata dalla famiglia Savi che la trasformò in una Sas e la rimodernizzò totalmente soprattutto informatizzando contabilità e magazzino. La Papa Paolo di Savi Alberto e C. s.a.s. (d’ora in avanti Papa) era un’azienda familiare che operava nel settore della fornitura e affinamento delle vernici e di vendita al dettaglio di materiale per la verniciatura di autovetture e d’industria (a titolo esemplificativo torni, gru, vagoni ferroviari e macchinari produttivi) nonché tutto i prodotti colorati e accessori per edilizia, belle arti, restauro ligneo, arredamento, restauro artistico, prodotti chimici (dai detersivi industrial ai diluenti di ogni tipo) e relativi complementari . Dal 1988, questa piccola realtà imprenditoriale si è affermata negli ultimi trent’anni come uno dei principali fornitori di prodotti vernicianti nelle province di Alessandria, Asti, Cuneo e Pavia e ultimamente, in Liguria. Questa azienda familiare, nel periodo antecedente alla crisi europea, contò fino a14 dipendenti (oltre ai soci) che si occupavano della lavorazione delle vernici col sistema tintometrico, della vendita al dettaglio, dello stoccaggio e della contabilità più 4 agenti commerciali che si occupano della gestione della clientela e delle vendite negli ambiti geografici sopra menzionati. Intorno al 2005, era diventata a terza realtà del settore in Piemonte.Tutto questo continuò, nonostante un notevole calo nel fatturato dovuto alla crisi, con discreto successo sino al 29 gennaio 2018, quando venne dichiarata fallita d’ufficio da un PM, evento di cui si parlerà in seguito. Parte seconda: l’inizio della fine. A seguito dell’alluvione del fiume Tanaro del 1994, la Papa sas fece ricorso alla legge n. 35 del 16/02/95 (art. 2), alla legge 228/97, alla legge n. del 16/07/1997 (art. 4 – quinquies ) e alla legge n. 17 del 26/02/2007 ( art. 3 quinquies) per chiedere alla Regione Piemonte lo stanziamento di un finanziamento a tassi agevolati garantito in toto dal Mediocredito Centrale senza nessuna fideiussione o garanzia ipotecaria o avallo dei titolari d’azienda, per la rilocalizzazione dei locali danneggiati dall’alluvione della sede aziendale della Papa sas. (All. n.1). Individuata la nuova area costruibile, la Papa chiese alla banca d’Alba un finanziamento di circa 3.030.332,76 di euro (di cui €. 30.300,00 per spese di istruttoria!) da ammortizzare in 25 anni, che venne prontamente accordato (15/05/2008) anche in virtù dell’ingente patrimonio immobiliare sia della sas che personale dei soci, ma non venne erogato Tale contratto venne sottoscritto congiuntamente dalla Papa Paolo e dalla banca d’Alba (mentre la regione Piemonte e il Mediocredito Centrale restavano garanti per effetto della legge di cui sopra) e prevedeva un tasso del 5,40% di cui il 3,90% a carico del Mediocredito e il restante 1,50% a carico della Papa sas. Al momento del l’erogazione del finanziamento (08/08/2008), alcuni funzionari della banca convocarono il socio accomandatario Alberto Savi dicendogli che i tassi d’interesse concordati erano troppo bassi e lo costrinsero unilateralmente in modo palesemente estorsivo ed in violazione del contratto sottoscritto pochi giorni prima dai due suddetti contraenti e avente pieno valore legale, ad accettare un aumento di 0,85% del tasso del 5,40% concordato, in deroga a quanto pattuito e portandolo a €. 6,25 altrimenti non avrebbero erogato il finanziamento. (All. n. 2) Poiché la Papa sas doveva assolutamente rimborsare alla banca Popolare di Novara, un prefinanziamento di €. 1.200.000,00 per l’acquisto del terreno per la nuova sede, Savi dovette accettare giocoforza le nuove penalizzanti condizioni. Dopo aver pagato la prima quota integrale del piano di ammortamento e per altre 4 rate la somma degli interessi, venne consigliata dal legale di fiducia a denunciare la Banca d’Alba per inadempienza contrattuale e così procedette. La Papa sas vinse la causa ottenendo un risarcimento di circa 80.000,00 euro a rimborso dei maggior interessi pagati, dell’ingente somma chiesta per le spese di istruttoria ed il reintegro dei tassi concordati. (All. n. 3 – Sentenza) La banca si trattenne, giustamente, il risarcimento a saldo dei pagamenti sospesi. Nel contempo a causa di lentezze burocratiche del comune di Alessandria per la concessione edilizia (oltre un anno di attesa!) e di imprevisti geotecnici manifestatisi durante gli scavi delle fondamenta, portarono ad un pesante rallentamento nella costruzione della nuova Sede con conseguente aumento dei costi divenuti insostenibili per il completamento dell’opera che, pertanto, è tutt’ora incompiuta. E, inoltre, nello stesso periodo, subentrò la crisi edilizia, che incise pure lei sul corso degli eventi. Inoltre, dal 2013 a causa della crisi generale, la Papa sas perse molto fatturato e i suoi clienti, anch’essi colpiti dalla crisi, non onorarono i loro debiti provocando una pesante crisi di liquidità che non le consenti di continuare a rimborsare il finanziamento alla banca d’Alba. A questo punto la banca, invece di cercare un accomodamento o di escutere la fideiussione sottoscritta dal Mediocredito (che, contattato dalla Papa, aveva assicurato la propria disponibilità a pagare), pensò bene di segnalare l’insolvenza alla Centrale Rischi . Si puntualizza che la Banca d’Alba, non cercò mai di porre in essere le azioni legali per il recupero del credito, disattendendo la circolare 661 del Mediocredito che puntualizzava i termini e le modalità di escussione della garanzia (All. n. 4) e da successive informazione nell’ambito di Banca d’Alba, sembrerebbe che i funzionari abbiano perso la documentazione fidejussoria!)… e fu l’inizio della fine! Infatti quasi tutte le banche con cui la Papa lavorava, allarmate, chiesero il rientro immediato degli affidamenti cosa che la società fece in circa due anni con enorme lavoro e sacrifici e depauperandosi di circa 400.000,00 euro che, di fatto, divennero 800.000, non potendo più contare sui fidi revocati. Questa situazione provocò, ovviamente, una diminuzione del giro di affari per l’impossibilità di pagare prontamente i fornitori ed è risaputo che senza affidamenti, nessun imprenditore può lavorare tranquillamente. Infatti, una volta soddisfatte le banche, non restarono più disponibilità per soddisfare fisco, Inps, dipendenti (alcuni dei quali dovettero essere licenziati per difficoltà economiche), fornitori, automezzi ecc. Parte terza: il peggioramento (esposizione in prima persona). Nel giugno del 2015, tramite un amico, Marco Garavelli, che conosceva la nostra pesante esposizione bancaria con BPM (l’unica banca che ci lasciò utilizzare ancora una parte dei fidi a suo tempo accordati), la Papa venne contattata da una giovane e brava consulente, Dott.ssa Elisabetta Sciutto, molto preparata e molto sveglia, soprattutto sveglia, la quale ci disse che era una procacciatrice di clienti per un famoso studio legale denominato SDL Centrostudi. Noi eravamo appoggiati presso la filiale di Bologna e seguiti dall’avv. Michele Rondinelli che, a suo dire, lui e lo studio, erano dei fenomeni nel trattare cause per anatocismo bancario e usura. Nel contesto dei rientri di cui al primo punto, non eravamo riusciti a chiudere definitivamente con UniCredit con cui, peraltro avevamo un buon rapporto e ci lasciavano utilizzare il castelletto SBF con cui decurtavamo mensilmente, con un piano di rientro, l’esposizione di CC. Nel 2014 venne sostituito il nostro bravissimo settorista con una squallida figura, tale Paola Gragnani la quale prese subito e senza motivo, a malvolere la Papa sas e cominciò a creare dei problemi togliendo tutte le piccole agevolazioni tipo aumentare le commissioni di SBF, giorni valuta sui versamenti, aumento quasi raddoppiato delle spese di gestione, tassi di interesse ma, soprattutto le commissioni sugli affidamenti concessi. Va precisato che la Papa era una cliente storica di UniCredit da oltre 50 anni anche con la vecchia gestione. A seguito di questo costante disaccordo la Gragnani sospese tutti i fidi e passò la pratica ai legali per circa 182.000,00 euro. (Per inciso, la Gragnani venne rimossa dall’incarico a seguito di altre spregiudicate operazioni con i più importanti clienti di Alessandria di UniCredit). A questo punto si viene ad inserire la Sciutto che consigliò di agire contro la banca per usura e anatocismo per cui affidammo la pratica al sopracitato studio legale il quale dispose la perizia dei conti da cui si evinse che l’importo dell’anatocismo era parecchio elevato mentre l’usura ammontava a poche centinaia di euro (perizia smentita da una successiva di cui si parlerà più avanti). Morale: la perizia costò circa 3.000,00 euro e lo studio legale, per iniziare la causa, chiese parcelle pari al 20% del l’ammontare del recuperato senza che i famosi avvocati dessero la certezza di poter vincere e, pertanto, l’ipotesi di una causa venne scartata. A giugno del 2015 il sig. Savi, accomandatario, già portatore di 4 bypass con l’aggravante di una forma di diabete, stette molto male e, dopo alcuni mesi di degenza, oltre ad aver subito l’asportazione della cistifellea, gli venne diagnosticata una rarissima forma di cancro denominata NEOPLASIA MOLECOLARE e dovette essere ricoverato per un ciclo di sei trattamenti bimensili con flebo di isotopi di gallio radioattivi e venne inserito nel protocollo sperimentale di questa innovativa cura che richiedeva anche il ricovero in stanze blindate a prova di radiazioni. Questo lungo periodo di trattamento (da febbraio del 2016 al giugno 2017) lo lasciò molto debilitato e in azienda si presentava saltuariamente e la sua capacità di amministratore era fortemente diminuita. Durante questo periodo, la Dott.ssa Sciutto venne assunta come consulente (con fatture a partita Iva) e tamponò con la socia accomandante, De Micheli Maria Elena, il vuoto venutosi a creare in azienda. Nell’estate del 2016, la Sciutto ci propose un incontro con alcuni personaggi di Torino che erano interessati all’acquisto del ramo commerciale della Papa sas e dei fabbricati di sua proprietà operazione che interessava particolarmente ai proprietari, al fine di poter chiudere tutte le pendenze in essere e poter andare finalmente in pensione senza danneggiare nessuno (in pensione i titolari ci erano già da tempo ma dovevano continuare per assicurare il buon funzionamento dell’azienda a salvaguardi di dipendenti e fornitori). Tuttavia dopo alcune settimane di trattative, l’operazione sfumò a causa di poco chiare intenzioni dei probabili acquirenti. Dopo circa un mese il sig. Savi venne contattato da un sedicente Ing. Fabrizio Fausone, Italo-Svizzero in rapporti di lavoro con uno degli interlocutori di Torino che gli diede il suo (della Papa) indirizzo. Costui, millantando la disponibilità di un rilevante patrimonio finanziario, gli propose l’acquisto sia del ramo commerciale e del rilevante magazzino (tra avviamento e magazzino, il valore stimato era di 1.500.000,00 euro) e l’acquisto di una parte del patrimonio immobiliare della Papa sas (quello in fase di costruzione) che, ai tempi, venne stimato per circa 2.000.000,00 di euro). L’operazione, in poche parole consisteva nella creazione di due Srl, una prettamente commerciale denominata Colorificio Papa Srl e la seconda sempre una Srl sotto forma di immobiliare denominata Immobiliare Don Bosco a cui sarebbero stati conferiti tutti gli immobili della Papa Sas. Nelle due società avrebbe partecipato con una quota del 20% il figlio del Sig. Savi mentre il restante 80% restava di proprietà di una società, la Hillary Srl e amministrata da un incaricato del Fausone, tale Aldo Pacetta che, peraltro, venne proposto anche come amministratore delle due costituende srl. Aldo Pacetta, era uomo di fiducia del Fausone (e a seguito di successivi controlli, il medesimo risultò essere l’amministratore di almeno una decina di altre società sempre con la maggioranza del capitale in capo alla Hillary Srl: il classico uomo di paglia). L’accordo della cessione del ramo d’azienda commerciale prevedeva che iI pagamento da parte della Hillary avrebbero dovuto essere rateale con cadenza mensile mentre per “l’immobiliare”, la Papa sas avrebbe conferito tutti gli immobili da ultimare alla medesima e la Hillary Srl avrebbe stanziato 2.000.000,00 di euro per l’ultimazione dei fabbricati e il ricavato della vendita o degli eventuali affitti, avrebbe dovuto essere suddiviso al 50% tra i due soci ovvero la Hillary srl. E Savi Emanuele. A tale proposito il Fausone, per dimostrare la sua solvibilità, produsse una Camerale da cui si evinceva un aumento di capitale della Hillary appunto di due milioni di euro effettuato pochi giorni prima. Si precisa che, al momento della formalizzazione della cessione del ramo di azienda, la Papa sas avrebbe cessato la sua operatività commerciale, trasferito la sede legale ad altro indirizzo ed avrebbe posto in essere un concordato stragiudiziale coi creditori. Nel frattempo il sig. Savi era spesso assente per le cure presso il Centro Tumori di Milano ed, inoltre, era molto debilitato dalla malattia per cui le operazioni di cessione richiesero molto più tempo del previsto. Inoltre la cosa che insospettì il figlio di Savi, Emanuele, era il fatto che ogni volta che si incontravano per completare la complessa operazione, alcune clausole contrattuali erano sempre modificate e la qualcosa non era chiara; anzi i Savi cominciarono a sentire odore di truffa. Tuttavia, per poter continuare l’attività, la società commerciale, Colorificio Papa Srl, aveva iniziato ad operare contattando i clienti e i fornitori della sas e procedendo all’acquisto e alla vendita di ingenti quantità di materiali. Finalmente si giunse alla stesura definitiva dei due contratti e, durante un intervallo nelle cure del sig. Savi Alberto, venne fissato un appuntamento con un notaio di Torino per la stipula definitiva. Durante la lettura delle clausole contrattuali, Emanuele Savi si accorse che, per l’ennesima volta, erano state modificate alcune clausole e, a quel punto, i Savi, rinunciarono alla stipula degli atti notarili e chiesero sia a Pacetta che, essendo amministratore anche della Hillary, era presente nonché al Fausone stesso, alcuni chiarimenti che non vennero mai forniti. Inoltre in seguito ad altre scorrettezze Savi, che nel frattempo era migliorato e si era rimesso abbastanza bene, fece ulteriori controlli sui suoi partner che risultarono molto “chiacchierati” e pertanto decise di denunciare per tentata truffa tutta la combriccola e le indagini sono tuttora in corso. Ovviamente si perse molto tempo e gli affari della Papa sas subirono un notevole rallentamento con conseguente perdita di liquidità anche per la scorrettezza di molti clienti che, approfittando delle continue assenze del titolare, ritardarono molto i pagamenti delle fatture e accumularono ulteriori debiti in mancanza di controlli e solleciti. Inoltre venne sostituito unilateralmente, senza la convocazione dell’assemblea dei soci, sia per la Colorificio Papa Srl che per l’immobiliare Don Bosco, il Pacetta con un altro amministratore, tale Matà Massimo, un poco di buono nullatenente che faceva da prestanome occasionale al gruppo Hillary & Co e tramite il quale vennero fatte alcune operazioni poco chiare che condussero su richiesta di un fornitore, al fallimento del Colorificio Papa Srl. Va puntualizzato che il Matá, pur essendo l’amministratore di entrambe le Srl, non convocò mai le assemblee per l’approvazione dei bilanci, della formalizzazione del cambio di amministratore e tutto quanto previsto nell’atto costitutivo e nello statuto delle due Srl come non diede mai rendicontazione bancaria e contabile, iva, paghe ecc. nonostante le nostre richieste e quelle dei nostri Commercialisti. Nel frattempo, la Hillary, impelagata in queste irregolarità, abbandonò le quote sottoscritte e Savi Emanuele divenne Socio Unico di due Società ormai fantasma. Parte quarta: operazione Slovenia. (Resoconto in prima persona). Sempre nel giugno del 2015, la Dott.ssa Sciutto, ci mise in contatto con un noto Commercislista di Torino, tale Corrado Savoia, al fine di impostare un concordato stragiudiziale per cercare di uscire fuori dalla pesante crisi di liquidità. Tuttavia dette trattative non vennero concluse per la richiesta di una esosissima parcella che non potevamo permetterci. Durante i vari incontri col professionista che, peraltro, aveva preso nota degli esorbitanti importi per spese e interessi bancari, ci consigliò di rivolgerci ad una nota consulente aziendale, la Sig.ra Wally Bonvicini di Parma. Svolgemmo alcune ricerche sulla medesima, che era anche presidente di Federitalia, una delle tante associazioni anti usura in circolazione, seguimmo alcune interviste rilasciate e, per una imprevedibile coincidenza, la Bonvicini comparve nel replay di un programma TV condotto da Michele Santoro (registrazione del 31/01/2013 Servizio Pubblico) in cui descriveva lucidamente il comportamento estorsivo delle banche nei confronti degli imprenditori ed in quella descrizione ci riconoscemmo completamente. Pertanto contattammo la Bonvicini per una consulenza sulla nostra azienda, la Papa Paolo sas. La Bonvicini ci ricevette per conoscere in dettaglio i nostri problemi (colloquio di 4 ore pro bono) al termine del quale ci disse che molte operazioni per la salvezza della ns.impresa si potevano fare, ci fornì l’importo delle sue parcelle, assolutamente modico e affrontabile ed iniziammo a fornire i dati per le azioni legali anti usura nei confronti delle banche. La Bonvicini preparò 8 perizie (3 contro BPM, una contro UniCredit, una contro Banca d’Alba, una contro banca Brea/UBS e una contro Agenzia delle riscossioni per una cartella esattoriale elevatissima e una contro la Società di Leasing denominata Credit Agricole che ci stava massacrando con interessi e spese molto onerosi), ci fece iscrivere al Fondo Antiusura, ci fece denunciare penalmente banche e fisco per usura. Penalmente perché il procedimento, al contrario di quello civile, lunghissimo e costoso, era praticamente gratuito e veloce. A seguito delle denunce, inviammo le documentazioni alla procura di Alessandria al fine di ottenere dal PM incaricato, la concessione dell’ex art. 20 della legge 44/99: sospensione delle azioni esecutive per 300 giorni. Il pm incaricato, Dott. Givri, per ben due volte, archiviò le nostre pratiche mentre ne fece periziare una, quella di UniCredit dal suo CTU che, infatti, constatò che vi erano anatocismo e usura non eclatanti ma presenti. Nonostante questo, Givri non accordò l’applicazione dell’articolo 20 e archiviò anche questa pratica in tal modo permettendo ai creditori e al fisco di procedere nei nostri confronti. In concomitanza a queste operazioni, la Bonvicini ci fece aprire una società in Slovenia (i soci erano il figlio e la moglie del titolare e l’amministratore, il sig. Savi Alberto e denominata Savi d.o.o. cioè una srl). L’operazione era perfettamente legale e prevista dall’ordinamento della UE. A questa società il sig. Savi vendette la sua quota di accomandatario restando comunque anche amministratore della Papa sas. Secondo la Bonvicini, questa operazione serviva essenzialmente per rendere non fallibile personalmente il Savi stesso. Vennero informati sia il Fisco che le banche e i creditori che nulla ebbero da reclamare e la società Papa Paolo assunse la denominazione di Papa Paolo di Savi Trgovina z Barvami sas. Nel contempo la Bonvicini ci fece costituire un Trust, denominato “Trust Civalieri” a cui venne conferita solo la prima casa del Sig. Savi mentre le altre proprietà private ovvero due alloggi sul lago di Como in località S. Vito a Cremia, la quota parte di un alloggio a Voghera e terreni in località Codevilla (Pavia) inclusa la prima casa della moglie, una Dependence del 700 di circa 400 mq. in pieno centro storico di Alessandria, vennero lasciate a disposizione dei creditori se si fosse reso necessario. Queste operazioni vennero certificate dal notaio Domenico Rossi di Cairo Montenotte (SV) il 16 dicembre 2016. Nel contempo la Papa Paolo trgovina z barvami sas continuava a lavorare alacremente curando i propri clienti e, comunque, fatturando ancora circa 1.200.000 euro annui di cui oltre 500.000 euro per contanti quale provento di corrispettivi (negli anni tra il 2008 e il 2012 arrivò a fatturare anche 2.500.000 con 14 dipendenti ridottisi a 8 dipendenti nel 2017). A fatica venivano pagati fornitori e dipendenti e, parzialmente, anche il fisco (ratealizzazioni) e l’INPS. Finalmente nel mese di luglio del 2017, trovammo un acquirente per un lotto di nostri immobili da terminare (quelli di cui alla parte seconda della presente relazione) per il quale ci avrebbe pagato una somma di € 1.500.000. Con questa somma, grazie anche alle trattative condotte dalla Bonvicini, avremmo chiuso a circa 40.000 euro la pendenza con Unicredito, chiuso quella con Banca d’Alba che, avendo già quasi ammortizzato il suo credito milionario, si sarebbe accontentata di 4/500.000 euro a saldo e stralcio, avremmo rottamato tutti gli arretrati col fisco e l’INPS, accontato i fornitori che erano disposti ad abbattere anche del 50/70% i loro crediti pur di evitarci un fallimento. I nostri più forti sostenitori furono proprio i nostri fornitori per due motivi: 1^ sapendo di essere chirografi sapevano pure che, col fallimento, avrebbero incassato pressappoco zero! 2^ noi eravamo i loro più importanti clienti non solo della provincia di Alessandria ma tra i primi del Piemonte dove, negli ultimi tempi, già 3 importanti colorifici avevano chiuso e loro avevano disperatamente bisogno di rivenditori affidabili quali siamo sempre stati sino all’avvento della crisi e lo strapotere delle banche. Le trattative per la vendita dell’immobile si protrassero più del dovuto in quanto l’acquirente era un costruttore e voleva piazzare in primis i lotti e poi avrebbe proceduto all’acquisto. Comunque ai primi di dicembre 2017, eravamo pronti per la firma del compromesso! Parte quinta: il fallimento! Alla metà di settembre 2017, la signora Bonvicini venne arrestata con l’accusa di aiutare gli imprenditori (in difficoltà aggiungiamo) ad evadere tasse e debiti con le banche (dei fornitori e dei dipendenti non si fa cenno!) portando i capitali all’estero ed evitandone il pignoramento. A noi risulta solo che, come avvenne per noi, la Bonvicini portava le sedi all’estero giusto per rendere più difficoltoso a quei creditori, chiedere il pignoramento in quanto i magistrati avrebbero dovuto procedere con una rogatoria internazionale e rendere solo più difficile e lunga la procedura fallimentare. Comunque saranno le indagini a stabilire la verità. Noi possiamo solo dire che la Bonvicini, ha infuso concrete speranze negli imprenditori in difficoltà salvandone molti dal suicidio e vincendo numerose cause per usura contro le banche oppure concordando con le medesime una ristrutturazione del debito, riducendo le loro pretese e consentendo ai loro debitori di poter rientrare con piani di rientro attuabili. Inoltre troviamo scandaloso che una signora per bene, incensurata, debba restare in attesa di giudizio per un anno (e non è ancora finita) quando vi sono ladri e assassini in libertà per aver patteggiato la pena o per altri motivi di natura politica. A questo punto avevamo perso un riferimento importante per chiudere le trattative concordatarie che rimasero in stallo. Nel frattempo la società Colorificio Papa Srl (ultime righe della parte terza) venne dichiarata fallita e, non avendo la Srl beni per rifondere i creditori, un fornitore (Siro Spa soc. veneta) che aveva richiesto il fallimento della Srl, denunciò anche la Sas per truffa anche se di fatto, la sas aveva solo intrattenuto trattative commerciali non solo non concluse ma che fornirono le prove per la denuncia di truffa, come già scritto, nei confronti di Fausone e Pacetta diretti responsabili (Fausone tramite la Hillary Srl) del fallimento della Colorificio Papa SRL. A seguito di tale evento, un PM, Dr. Zito, iniziò ad indagare la Sas e, vista anche la situazione Slovena, chiese il fallimento minacciando Savi Alberto di indagarlo per bancarotta fraudolenta!!! Con quale coraggio! Se l’esimio Dr. Zito avesse guardato il bilancio (che non era, peraltro, ancora disponibile ma se solo avesse letto il bilancino di verifica al 30/09/17, non avendone altri a disposizione) avrebbe visto che i SIGNORI SAVI avevano profuso tutti loro averi come finanziamento conto Soci per oltre 483.000,00 euro (più €. 177.000,00 versati a gennaio 2018 e di cui parleremo in seguito) rimanendo praticamente al verde e vivendo solo per le loro pensioni! Detto PM, disse al Ns. Legale Avv. Paolo Strozzi, che se avessimo annullato la cessione del ramo di azienda dell’accomandatario, avrebbe archiviato la richiesta di fallimento. Colti dal panico e mal seguiti, purtroppo, dai professionisti, brave persone ma incompetenti in questa delicata situazione di cui non conoscevano le norme e i regolamenti sia Ue ne giuridiche in materia di diritto internazionale. Anzi, secondo loro per motivi giuridico/fiscali che qui non trattiamo, la cessione della quota dell’accomandatario alla Savi d.o.o., rendeva i soci Savi Emanuele e De Micheli Maria Elena, come due soci accomandatari responsabili di tutti i debiti della Papa Paolo Sas e, pertanto, il contratto di vendita della quota di Savi Alberto, andava assolutamente annullato. Operazione che facemmo con rogito del Notaio Luigi Oneto di Alessandria ai primi di dicembre 2017. Quando avemmo a Ns. mani l’atto di annullamento, il Sig. Savi col legale Strozzi, si recarono dal PM Zito il quale, dopo aver preso atto della regolarità del medesimo, disse di aver cambiato idea (nell’ottica del “Verba volant, scripta manent”) e procedette alla richiesta di fallimento. Ovviamente con questa procedura, commise gravissime irregolarità che si evinceranno nella lettura degli atti che produrremo in allegato. (All. N. 5: sentenza di fallimento e ricorso in appello). Altrettanto gravi irregolarità si possono riscontrare nella sentenza di fallimento (allegata) dove i giudici Bortolotto e Santinello, tra le altre imprecisioni, basano la richiesta di fallimento su dati provvisori desunti da un bilancino di verifica al 30/09/17 (come scritto in sentenza in quanto il bilancio vero e proprio viene redatto entro giugno dell’anno successivo mentre noi eravamo già falliti!), ancora con le rettifiche da effettuare e l’inventario di magazzino ancora da inserire! Tra l’altro, se ne escono fuori scrivendo che non considerano l’opzione della vendita dell’immobile in quanto l’attività di compravendita non è contemplata nello statuto della Papa Sas!!!! Ma da quando un’azienda, proprietaria di beni immobili, liberi da ipoteche e altri vincoli, non li può vendere??? Inoltre, il PM ci obbligò a fare periziare gli immobili sia sociali che privati con perizie asseverate (le avevamo già fatte fare nel 2016 in previsione dell’affare con Fausone ma il PM ne volle una recente. Costo perizie altre 5.000,00 e dalle quali scaturiva un valore complessivo, fortemente deprezzato, di circa 10.000.000,00 di euro (si allegano parte delle perizie) a fronte di debiti al valore nominale di circa 6.000.000,00 (All. n. 6 – Perizie) In data 29 gennaio 2018, la Società Papa Paolo di Savi Alberto & C. sas nonché personalmente il sig. Savi Alberto, vennero dichiarati falliti! Parte sesta: il curatore. In questa parte accenniamo brevemente al comportamento del curatore nominato dal G.D. Bortolotto. E’ una storia di piccole infamie di cui narriamo solo le più eclatanti riservandoci di puntualizzare successivamente tutti i comportamenti. Il curatore dr. Dario Spadavecchia di Torino (perché ad Alessandria, non c’erano curatori? Ci risultano chiacchiere in merito), si presentò il giorno seguente al fallimento e: 1 – Mandò immediatamente a casa tutti i dipendenti che stavano lavorando (preparavano vernici per i nostri clienti che, pertanto non vennero consegnate e si ammalorarono in negozio). Precisiamo che la Papa Paolo Sas, pur con fatturato ridotto come già accennato, lavorava intensamente (clienti in anagrafe circa 3.000 e fornitori per 1.550 tutti attivi) 2 – Abbiamo chiesto allo Spadavecchia l’esercizio provvisorio ma lui rifiutò decisamente: “io non concedo nessun esercizio provvisorio, ci disse!” e, sulla base del fatturato 2017, al 31/07/18 avevamo perso un fatturato cash €. 720.000,00 circa se non altro, sottratti al fallimento! 3 – Abbiamo chiesto allo Spadavecchia la possibilità di affittare il ramo d’azienda commerciale ad una società Srl costituita qualche mese prima tra i ns. dipendenti ma lui ci chiese condizioni assurde e non si potè fare (una cauzione di oltre 100.000,00 euro! Un anno di tempo per verificare se l’affitto fosse remunerativo, contratto rinnovabile solo per altri 6 mesi e importo finale per l’acquisto che avrebbe deciso al momento della vendita e, comunque, di parecchie centinaia di migliaia di euro pronti e via!). Inacettabili! 4 – Chiedemmo allo Spadavecchia di concederci un concordato fallimentare ma non ne volle sapere (capimmo poi, dal seguito della conversazione, che col concordato fallimentare egli avrebbe guadagnato poco perché il grosso se lo sarebbe aggiudicato l’altro liquidatore!) 5 – Fece entrare nelle abitazioni private un suo scherano (nonostante l’abitazione fosse protetta da un Trust ancora da consolidare) dove l’individuo fotografò poi tutti i beni mobili di cui chiese il pignoramento costringerci ad un’azione di rivendica. 6 – Cosa gravissima, fece pignorare in toto la pensione al Sig. Savi, limitando l’assegnazione, sull’importo di circa 1.111,00 euro mensili a €. 500,00 disposto del G.D. dietro suo suggerimento (nel decreto del G.D. risultano le medesime parole e obiezioni che ci fece il curatore quando dispose il sequestro della pensione!) nonostante le gravi malattie di Savi in precedenza descritte e, contravvenendo alla legge dello Stato che prevede il pignoramento di solo un quinto sul netto dopo aver defalcato l’assegno minimo vitale! 7 – Inoltre, nei giorni successivi, ci disse che avrebbe venduto subito le abitazioni private perché di più facile realizzo mentre a noi risulterebbe che le proprietà private sono le ultime da alienare e prima devono essere venduti i beni dell’azienda fallita. 8 – Alla fine di agosto 2017, dovemmo produrre all’Agenzia delle riscossioni un bilancio definitivo per ottenere la smobilizzazione di una pesante cartella esattoriale (pratica vergognosa e valida solo per 60 gioni trascorsi i quali, per ottenere successivi smobilizzi, avremmo dovuto produrre altri bilanci definitivi con pesanti oneri per le parcelle del commercialista!). Da quel bilancio scaturì una giacenza di magazzino di €. 514.192,95. Va chiarito che, per la tipologia della nostra azienda, non eravamo tenuti alla gestione informatica del magazzino ma, per motivi di praticità, la Papa sas aveva posto in essere questa procedura. Alla fine di febbraio 2018, il perito incaricato venne per procedere all’inventario. Di fronte alla immane giacenza di articoli (ne abbiamo censito oltre 30.000,00 come tipologia!) non volle procedere all’inventario analitico come da noi richiesto ma si limitò ad effettuare una campionatura a caso (una decina di referenze) che risultarono conformi, anzi superiori, a quelle dichiarate al 31/08/17! Considerando che dal 31/08/17 al 29/01/18 la Papa aveva utilizzato parte di quei materiali, il magazzino stimato era di circa 350.000,00 mentre il perito dichiarò che il valore delle giacenze era pari al valore dichiarato al 31/08/17! (Non è possibile fornire la documentazione in quanto l’inventario consta di oltre 600 pagine e non siamo attrezzati per la scansione). Inoltre procedette alla verifica di tutte le attrezzature, scaffali, computer, mobili vari, telefoni, fax e fotocopiatrici il cui valore a noi risulta di circa 150/200.000,00 euro ma di cui il perito non ha fatto nessuna valutazione economica o, quantomeno, non ne siamo stati informati. Da pochi giorni, si sono presentati alcuni compratori (accompagnati dal personale del curatore) che presa visione di tutto quanto, hanno fatto un’offerta, per tutto, di circa 50.000,00 euro! Importo da noi sentito durante un conciliabolo tra curatela ed acquirenti! 9 – Non è stato ancora costituito il comitato dei creditori e non sono state ancora prodotte le rendicontazioni trimestrali a distanza di 8 mesi dalla data del fallimento! Parte sesta: le banche. Nel contesto della presente relazione, sono già stati elencati i comportamenti inqualificabili di alcune banche ma in questo paragrafo, vogliamo stigmatizzare il comportamento della Banca Popolare di Milano. La Papa Sas, operava già dal 1981 con la Cassa di Risparmio di Alessandria presso cui lavorava, come dipendente, la signora De Micheli Maria Elena, socia accomandante della Papa sas. Ovviamente erano tempi d’oro e la CRAL ci portava sul palmo della mano! La direzione era composta da persone competenti e capaci e tutto andava per il meglio fino a quando subentrarono, tra gli amministratori e i sindaci, individui impreparati e avidi, sistemati in quelle cariche da una certa classe politica emergente. Pertanto, le peculiarità della Cral si deteriorarono e, per evitare il fallimento, La banca venne assorbita, tra le altre, da Banca di Legnano ed, in seguito, dalla BPM. I nuovi funzionari, di Milano, che nulla sapevano delle imprese e del territorio alessandrino, cominciarono ad applicare i vari accordi Basilea 1, 2 e 3, misero a dirigere le filiali i soliti “yes-man” di nessun valore, costrinsero alla chiusura molte aziende e limitarono fortemente il lavoro di quelle sopravvissute. Per quanto attiene la Papa Sas, prima dell’inizio della crisi, riuscimmo ad ottenere un paio di finanziamenti di importi elevati per l’ultimazione delle costruzioni. Il primo fu un finanziamento agevolato chirografario FOTBASE di €. 650.000,00 e il secondo un finanziamento PLAFOND FONDI BEI a tasso agevolato di 500.000,00 euro garantiti da €. 250.000,00 in obbligazioni di cui €. 100.000,00 obbligazioni BPM e da 150.000,00 euro da titolo BTP Tf 4,50% di esclusiva proprietà Savi – De Micheli. Per questi due finanziamenti, venne richiesta la fidejussione al socio accomandante Maria Elena De Micheli e, ovviamente, al Sig. Albero Savi. Entrambi i finanziamenti sono stati pagati regolarmente sino alla data del fallimento. Relativamente al finanziamento BEI, nel 2016, in presenza di mancanza di liquidità e per l’entità delle rate, chiedemmo a BPM di vendere le sue obbligazione conferite in garanzia e con questa operazione ci portammo in pari con i pagamenti. Sempre relativamente al finanziamento Bei, in considerazione del fatto che al 15/12/17, cadenza trimestrale della rata, avremmo dovuto pagare €. 21.120,14 che non avevamo, chiedemmo alla BPM di vendere i BTP Tf 4,50% che erano di molto quotati sopra la pari, estinguere anticipatamente il finanziamento BEI ed accreditare la differenza di circa.55.000,00 euro sul c/c personale intestato congiuntamente a Savi e De Micheli. (All. n. 7). Il funzionario dell’agenzia dove avevamo aperto i conti societari, tale Pezzimenti, persona odiosa e infida con cui alcuni mesi prima, per una gaffe commessa dalla signora de Micheli, aveva giurato che ci avrebbe fatto fallire e che avrebbe fatto di tutto per rovinarci la vita (cosa che fece ad abundantiam!), invece di far bonificare l’importo comprensivo dei ratei e delle penali di, appunto, circa 123.000,00 ad estinzione del suddetto finanziamento, si fece girare l’intero importo con cui saldò il residuo finanziamento e pagò alcune pendenze non ancora scadute tipo la rata di finanziamento fotbase e una seconda rata di finanziamento di circa €. 2.700,00 in quanto, nel giugno 2017, ci revocò gli affidamenti, senza un vero motivo, sostituendolo con un finanziamento rateale di €. 170.000,00 a rientro di posizione NON SCONFINATA!. Anche a seguito di questa unilaterale prevaricazione, il Pezzimenti commise una grave irregolarità che ci procurò seri problemi. Qualche giorno prima, avevamo presentato una distinta di SBF per oltre 33.000,00 che non potè essere elaborata in quanto il castelletto di €. 200.000,00 era completo e le riba rimasero in stand-by. Il finanziamento a rientro, avrebbe dovuto essere di €. 200.000,00 (avevamo affidamenti di €. 200.000,00 di c/c e altrettanti di Sbf), invece ci arrivò il piano di ammortamento per 170.000,00 euro in quanto il pagliaccio, fece elaborare il salvo buon fine di 33.000,00 abbassando l’esposizione e mettendosi vieppiù al sicuro! A corollario di questa mascalzonata, la sua vice (evidentemente non si parlarono) fece a sua volta elaborare detto SBF in stand-by, per cui, alle scadenze, ci ritornarono 33.000,00 più le spese, di insoluti (ovviamente i nostri clienti non pagarono i doppioni facendoci fare anche una figura di melma!) ma quello che è peggio, è che questa massa di infami, nel visionare i successivi SBF, scartarono tutti i clienti che avevano respinto la riba doppia, definendoli cattivi pagatori! Questi idioti integrali, da quel momento, ci crearono un mare di difficoltà che solo con la nostra tenacia e sofferenza, abbiamo cercato di superare sino alla fine! Per quanto attiene alla trattenuta di €. 55.000,000, trattasi di indebito arricchimento e, richiesto alla banca la restituzione del maltolto, aspettiamo ancora la risposta! (All. n. 8: operazione in titoli) Concludiamo ancora con due puntualizzazioni. 1 – La richiesta di vendita dei titoli avvenne il 12/12/2017 ma l’operazione venne effettuata al 22/01/18 e il controvalore subì una diminuzione di due punti facendoci rimettere circa 2.800.00 euro. Richiesto alla Banca la restituzione del controvalore perso, abbiamo ricevuto un netto rifiuto. 2 – Il capital-gain di circa 2.800,00 ci venne addebitato dopo 15 gg. dalla data dell’operazione e, poichè il ctv dei titoli era già stato girato ai conti sociali, quella cifra azzerò quasi del tutto le nostre modeste risorse! 3 – A marzo del 2018 la BPM ci bloccò tutti i conti cointestati al 50%, con la pensione di Savi di quattro mesi accreditata mentre avrebbe dovuto bloccare solo il 50% del medesimo e liquidare alla moglie il restante 50%. 4 – In data 17/07/2018, la banca ha provveduto a chiudere d’ufficio il c/c personale intestato a Savi e De Micheli che presentava un saldo di €. 4.490,31 con la dicitura: “azzeramento saldo” senza indicare dove sono finiti i quattrini! Molto altro ancora si potrebbe aggiungere ma, per il momento, ci fermiamo qui. La relazione è conclusa .. Grazie a tutti coloro che vorranno leggerci e darci dei suggerimenti pratici..

La Situazione attuale

Al momento del fallimento, la Papa fece ricorso in appello al Trib. fallimentare di Torino (nonostante il nostro parere contrario per legittima suspicione in quanto il curatore, di Torino, in quel tribunale era di casa e, al momento del processo, venne visto trattare con familiarità i giudici. Infatti la Papa, perse l’appello! Allora fece ricorso in Cassazione e sta attendendo l’esito del ricorso. A dicembre 2018, i giudici del Trib. Fallim. di Alessandria, assieme al curatore, convocarono i nostri legali per proporre il concordato fallimentare che, peraltro la società aveva richiesto al curatore subito all’inizio ma che venne rifiutato dal medesimo. La cosa è sospetta forse perché temono che la Papa vinca la causa (come, a detta di alcuni esperti che hanno visionato le carte, potrebbe quasi certamente accadere). Sta di fatto che la Papa, a distanza di un anno, ha perso quasi tutto e difficilmente potrà trovare le risorse per soddisfare il concordato!

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